GitFlow come modello di riferimento
GitFlow non è un insieme rigido di regole, bensì un modello di gestione dei rami che va adattato al contesto organizzativo. I princìpi cardine restano invariati, ma ogni team può declinarli in funzione di processi di delivery, vincoli di compliance o policy di revisione del codice. Le declinazioni più comuni sono:
- Classic GitFlow (include i rami
release/).
- Simplified GitFlow (elimina i rami
release/).
- Trunk-Based Development (tutto converge direttamente su
main, rinunciando al ramo dev).
La scelta ottimale dipende sempre dal workflow di squadra e dalla strategia di deploy.
Perché adottare GitFlow
- Separazione netta tra codice stabile e sviluppo in corso: il ramo
main custodisce sempre una versione deployable, riducendo il rischio di rilasci fallati.
- Parallelizzazione delle feature: rami isolati (
feature/...) consentono a più sviluppatori di lavorare senza interferenze, migliorando la produttività.
- Qualità intrinseca: l’integrazione di test prima del merge in
main garantisce stabilità.
- Collaborazione strutturata: Pull/Merge Request e code-review obbligatorie innalzano il livello di scrutinio tecnico.
- Versioning tracciabile: i tag (es.
v1.2.0) offrono uno storico chiaro delle release.
Quando ha senso usare GitFlow
- Sempre, se il progetto è strutturato e prevede release cadenzate.
- Particolarmente vantaggioso nei contesti Agile con sprint a rilascio iterativo.
- Indispensabile in pipeline CI/CD: i job automatici di build e deploy presuppongono un modello di branching prevedibile.
Obiettivi operativi
- Garantire rilasci periodici e prevedibili di nuove versioni.
- Mantenere standard qualitativi elevati grazie a un processo QA formalizzato.
- Consentire lavoro parallelo tra sviluppo e collaudo, evitando colli di bottiglia.